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11 parchi americani dell’Ovest meno conosciuti

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Spazi immensi, gole profondissime, canyon spettacolari e una patina rossa nell’atmosfera: una descrizione concisa, forse addirittura scarna, capace però di svelare, senza lasciare dubbi, la meta di quest’articolo.

Non sono molti i luoghi così iconici e ben delineati nell’immaginario collettivo da essere evocati con poche parole e, oltretutto, piuttosto generiche. Eppure i parchi americani dell’Ovest possono vantare questo primato; sarà per i numerosi film qui ambientati? sarà per tutte le fotografie che circolano sul web? A voi rispondere…

Personalmente ritengo che si pensi automaticamente al West in presenza di date descrizioni non per la bellezza intrinseca delle sue attrazioni (indubbia!) ma per la sua inedita concentrazione. A proposito di concentrazione, sapevate che ci sono tanti parchi “maggiori” quanti “minori”? Per ogni Grand Canyon, Monument Valley o Bryce, ci sono altrettanti monumenti naturali meno conosciuti ma altrettanto belli. Oggi ne vedremo 11.

Dead Horse Point

A metà strada tra Canyonlands e Arches, a poca distanza da Moab, il fiume Colorado ha scolpito un altro paesaggio surreale che prende il nome di Dead Horse Point.

Il nome abbraccia un’antica leggenda secondo cui un branco di mustang, una razza di cavallo di rara bellezza, pur di non cadere nelle mani dei cowboy si abbandonò ad una caduta ben più eroica tra le acque del fiume; pare che la libertà eterna di questi nobili animali fu conquistata proprio in questo parco.

Di primo impatto quest’area naturalistica potrebbe ricordare il Grand Canyon ma, in realtà, i suoi scorci hanno una propria originalità (Marlboro Point ad esempio) da scoprire in autonomia, sia a piedi che con una 4×4. Il consiglio migliore che posso darvi è di essere su uno dei sentieri che partono dal centro visite all’ora del tramonto, quando tutt’intorno si fa rosso.

Ultima chicca: è qui, tra il bruno della sabbia rovente e le profonde altezze scavate dal Colorado che la Ford Thunderbird color carta da zucchero di Thelma & Louise spiccò l’ultimo volo.

Little Wild Horse Canyon

Nei pressi della Valle dei Goblin (sembra di essere nel Signore degli Anelli), si articola un piccolo slot canyon, ovvero un dedalo di strette fessure forgiate dal vento e dalla pioggia.

La somiglianza tra il Little Wild Horse e l’Antelope è palese ma ciò che non traspare è l’assoluto anonimato di cui gode il primo, ideale per tutti coloro che desiderano vivere l’avventura senza fretta, senza coda e senza comparse indesiderate negli scatti fotografici.

La facilità del percorso non si traduce in un paesaggio banale, rendendo questa meta assolutamente imperdibile per:

  • famiglie con bambini piccoli, che qui possono sentirsi degli Indiana Jones in erba senza rischi;
  • travel blogger ed appassionati di fotografia, alla perenne ricerca della posa e della luce giusta senza interferenze esterne.

Grand Staircase-Escalante National Monument

Un area protetta dove perdersi per giorni o settimane, Il Grand Staircase-Escalante National Monument è il parco più grande del sud-ovest degli Stati Uniti, eppure è anche il meno visitato.

I suoi 8000 kmq probabilmente spaventano anche il più navigato degli esploratori che, quindi, preferisce cedere al fascino facile delle meraviglie vicine: a nord-ovest il Bryce Canyon, a nord la Dixie Forest, a est il Capitol Reef e sud il Lake Powell.

Questa esperienza, da fare sotto una guida esperta o per conto proprio, richiede spirito di adattamento e una 4×4 sprintosa capace di non fermarsi di fronte a strade sterrate o sconnesse; non mancano, inoltre, vie tracciate prive di messa in sicurezza quindi non fate i coraggiosi se non lo siete.

Preparatevi psicologicamente a una vegetazione brulla, canyon inaspettati, archi arditi, mucche alla riscossa e tante tante rocce!

Horseshoe Bend

La fama di questo punto panoramico sta lentamente crescendo anche se sono più quelli che l’hanno visto in foto che dal vivo; i classici tour organizzati raramente si fermano in questo punto e, quando lo fanno, di norma avviene nella fascia oraria sbagliata.

Per ammirare quest’ansa che il Colorado disegna a forma di ferro di cavallo (il nome ci stava già fornendo un indizio piuttosto chiaro direi) l’orario migliore è compreso tra le 11 e le 14, ossia quando il sole è alto nel cielo; grazie alla verticalità dei suoi raggi riesce, infatti, a sfiorare il letto del fiume rivelandone le sfumature che vanno dal blu intenso al giallo fluo passando per il verde speranza e l’ocra.

Se possibile, meglio evitare di recarsi in questo luogo in estate piena: il percorso assolato di qualche km dal parcheggio allo strapiombo potrebbe mietere qualche vittima. Se guardarlo da terra non vi basta ci sono due alternative: una dall’alto di un elicottero e una dal basso di una zattera sul corso d’acqua.

Vermillion Cliffs National Monument

Un tesoro geologico fuori dalle mappe turistiche mainstream, sto parlando del Vermillion Cliffs National Monument. Nonostante la sua vicinanza all’Horseshoe Bend e al Grand Canyon di qui non passa mai nessuno e nessuno sa cosa si perde.

Questa scarpata è uno scrigno che raccoglie al suo interno meraviglie inedite: ripidi pendii, pareti in arenaria modellate dal tempo, gole che tagliano il terreno e buie gallerie che sembrano portare al centro della terra.

Orientarsi non è semplice, quindi, è bene studiare un piano di visita prima di partire e munirsi di un fuoristrada “cazzuto”; Buckskin Gulch, The Wave (attenzione: sono pochi i permessi rilasciati giornalmente per raggiungere questa tappa, quindi il consiglio è muoversi per tempo) e White Pockets sono i punti che devono essere assolutamente cerchiati sulla vostra mappa.

Cedar Breaks National Monument

E’ arrivato il momento di altro monumento nazionale sottovalutato, nonostante abbia le sembianze di uno dei più amati: se avete amato il Bryce Canyon non potete non apprezzare il Cedar Breaks, un anfiteatro di pinnacoli rossi lungo 3 miglia.

A differenza del suo gemello più famoso, qui ci troviamo ad un’altitudine importante (3000 m sul livello del mare) per questo è fondamentale prestare attenzione alla stagione in cui si sceglie di recarvisi. D’inverno la porzione di parco aperta alle visite è molto ridotta, ragion per cui via libera all’estate; sarà un piacere fare tappa qui per trovare meritato refrigerio dalle afose temperature dei luoghi più turistici (a luglio e agosto troviamo valori compresi tra gli 8 ed i 18 gradi).

Inoltre è proprio in coincidenza della bella stagione che si possono apprezzare gli itinerari di trekking, per entrare nel cuore del quadro dipinto dagli agenti atmosferici della natura.

Alabama Hills

Penso che tutti quelli che si recano nel West USA abbiamo almeno una propensione al Western. Se siete tra quelli, non potete assolutamente perdervi questo panorama da ammirare percorrendo la Whitney Portal Road.

Strade polverose, rocce insolite e il Monte Whitney di sfondo: per gli amanti del genere vuol dire una cosa sola… stiamo percorrendo i passi di John Wayne, Gary Cooper, Roy Rogers e di molte altre stelle del cinema americano.

Curiosa è l’origine del nome, Alabama è infatti il nome di un incrociatore confederato distintosi per aver affondato oltre 60 navi federali; tali prodezze giunsero fino alle orecchie degli abitanti di Lone Pine, che decisero di dare il suo nome alle vicine montagne, cariche d’oro.

Mono Lake

Sulle sponde del Mono Lake si respira un aria extraterreste o, per essere più precisi, lunare! Il suo fascino nasce dalla sensazione di totale isolamento che il visitatore prova guardando questo lago alcalino di origine vulcanica; la sua concentrazione del tutto straordinaria di sale lo rende testimone di un mare antico milioni di anni.

Gli unici abitanti di questa terra desolata sono i pinnacoli di tufo che si ergono dalle acque immobili, su cui si posano annoiati falaropi e gabbiani della California, veri e propri guardiani dell’ecosistema.

Sebbene Mark Twain non abbia apprezzato il paesaggio, lo descrive involontariamente con le parole più veritiere che si possano scrivere.

Mono Lake lies in a lifeless, treeless, hideous desert, eight thousand feet above the level of the sea, and is guarded by mountains two thousand feet higher, whose summits are always clothed in clouds.

Mono Lake si trova in un deserto senza vita, senza alberi, orribile, ottomila piedi sopra il livello del mare, ed è sorvegliato da montagne duemila piedi più in alto, le cui vette sono sempre ricoperte di nuvole.

Mark Twain

Point Lobos State Natural Reserve

Tra Monterey, località balneare preferita dagli abitanti di San Francisco, e Carmel-by-the-Sea si inserisce una piccola riserva naturale che rilassa gli occhi e l’animo; i suoi blu e verdi, infatti, stemperano l’arancione ed il rosso delle lunghe giornate trascorse all’interno dei parchi.

Non perdete tempo a riporre la macchina fotografica nello zaino o a coprire l’obiettivo perché ogni passo sul sentiero rivela un dettaglio inedito, paesaggistico o faunistico che sia.

Molto divertente è anche andare alla ricerca delle specie che qui hanno stabilito la propria dimora, riconoscerle e fare un check sulla lista fornita dal Centro Visite. Potreste incontrare: leoni marini, balene, lontre di mare, orche, falchi pellegrini e pellicani bruni.

Muir Woods National Monument

Il miglior monumento per gli amanti degli alberi che si possa trovare sulla faccia della terra

John Muir

Siamo pochi km a nord di San Francisco eppure la città sembra un ricordo lontano di fronte all’imponenza della natura che si staglia sotto e sopra i nostri piedi.

Questo è l’ultimo baluardo delle redwoods, altrimenti dette “sequoie della costa”, letteralmente prese d’assalto dai boscaioli durante il corso del secolo scorso. Nonostante siano pochi gli esemplari sopravvissuti in rapporto al campione originario, una volta entrati nel parco si perde completamente la sensazione dello spazio fino ad essere inghiottiti dal verde di questi giganti.

Qualche dato interessante per concludere: l’esemplare più alto raggiunge i 79 m mentre quello più anziano supera i 1200 anni.

Lassen Volcanic National Park

Ultimo ma non ultimo di questo excursus attraverso i parchi secondari americani dell’ovest è il Lassen Volcanic, una porzione di terra in costante fermento.

Il vulcano che domina quest’area continua ancora oggi ad alitare zolfo e a ribollire dalla rabbia in pozze fangose; che si trattasse di caratteraccio lo si era capito in occasione della sua ultima eruzione, quella del 1914 , che si protrasse per la bellezza di 3 anni.

Il paesaggio circostante, puntinato di laghi smeraldo e conifere sempreverdi, costruisce con l’inquieto Lassen Peak un contrasto imperdibile da ammirare percorrendo la strada principale, che taglia in due il parco.


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