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12 Hotel abbandonati con una storia da raccontare pt.1

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Quando entri in una stanza d’albergo e chiudi la porta, sai che c’è un segreto, un lusso, una fantasia. C’è il comfort. C’è la rassicurazione.

Diane von Furstenberg

Cosa si prova, invece, quando si varca la soglia di un hotel che non ha più motivo di esistere? Quando l’ultimo ospite lascia la sua camera? Cerchiamo insieme una risposta nelle 12 magnifiche strutture in giro per il mondo che stiamo per vedere.

Hotel del Salto

Nella rigogliosa vallata Tequendama, sorge nel 1924 quello che in prima battuta venne chiamato “The Mansion of Tequendama Niagara”, successivamente “Tequendama Falls Hotel” e, in ultima, “Hotel del Salto”. Nome che, come vedremo, sembra aver contribuito alla sua sfortuna.

L’edifico si presenta come un elegante monoblocco, progettato dall’architetto Carlos Arturo Tapias per ospitare facoltosi turisti colombiani ed internazionali. Il vero merito del suo fascino però va alla posizione: la struttura, infatti, poggia su uno sperone di roccia affacciato sul fiume Bogotà, che proprio di fronte alle finestre dell’albergo si esibisce in un ardito salto nel vuoto.

I primi anni furono floridi e pieni di aspettative; la clientela si ampliava giorno dopo giorno e la fama oltre confine cresceva con essa. Sul fare del 1940 si era, però, delineata un’inspiegabile contraddizione: gli ospiti continuavano ad essere di alta levatura, secondo le aspettative, ma i frequentatori del bar non potevano certo dirsi “rispettabili”. Questi lo assediavano a tutte le ore del giorno e della notte, generando risse, molte delle quali concluse nel baratro al di là del parapetto.

Da questo momento inizia una parabola discendente che porterà alla rovina di questo magnifico luogo di villeggiatura. Poco dopo i fatti sopra citati, infatti, si susseguirono numerosi casi di suicidio fino a valergli l’appellativo di “hotel dei suicidi”. Più se ne parlava sui giornali, più gente sceglieva questo come ultimo addio al mondo ed alla vita.

La chiusura arriva, inevitabile, negli anni Novanta. Un’ulteriore ragione di questa difficile decisione emerge dalle dichiarazioni degli stessi proprietari che riferiscono di un’aria insalubre e malsana causata dall’inquinamento sul Bogotà.

Oggi, dopo anni di abbandono, ha trovato nuova ragion d’essere come Museo della Biodiversità e della Cultura (speriamo abbiano sbarrato le finestre!).

Hotel Puerta del Sol

Una delle stelle più luminose dell’accoglienza alassina è certamente stato l’Hotel Puerta del Sol, un nome che fa sognare un’oasi di relax abbracciata dai caldi raggi del sole.

Le sue origini sono da ricercarsi tra gli anni 50 e 60 quando il turismo ha investito questo comune in provincia di Savona. Un passaparola su grande scala lo ha portato presto ad essere considerato un alloggio di lusso, disteso su una collina e con lo sguardo rivolto all’Isola di Gallinara, perla del Mar Ligure.

Qui si sono susseguiti ospiti illustri come vip, artisti e sportivi da tutto il globo. Tra tutti questi spicca, senza ombra di dubbio, la nazionale italiana di calcio di Enzo Bearzot che scelse questa struttura per il ritiro della squadra del 1982. Forse la vittoria ai mondiali dello stesso anno si deve anche un po’ anche all’atmosfera di questo resort.

Le mode hanno qui giocato uno scherzo che è costato la chiusura di un piccolo paradiso; pare, infatti, che la corsa all’apparenza dei ceti più elevati lo abbia destinato prematuramente al dimenticatoio.

Sono ormai oltre 20 anni che il cancello d’ingresso, sormontato dall’originaria insegna “Hotel Restaurant”, rimane chiuso, in attesa di trovare una nuova destinazione – ipotesi per il momento lontana.

Gli unici a godere degli spazi eleganti ma arrugginiti dal tempo e dalle intemperie sono i senzatetto che a cicli vi si trasferiscono. Purtroppo la loro occupazione è stata irrispettosa e non ha fatto altro che arrecare maggiore danno: mi riferisco, nello specifico, all’incendio che nel 2010 ha divorato gran parte della struttura, lasciando solo un “fantasma dei tempi passati”.

Lee Plaza

Definito dal Free Press nel 1940 “il più spettacolare operatore immobiliare di Detroit”, Ralph T. Lee è il tipico personaggio che si è fatto da sé. Abbandonato il vecchio lavoro nel settore arredamento, si lanciò senza macchia e senza paura in una sfida che lo vedrà vincere su tutti i fronti.

La sua opera più grande è forse stato l’hotel che porta il suo nome: un parallelepipedo moderno di 17 piani costato 2,5 milioni di dollari (che corrispondono nella contemporaneità a circa 31 milioni). L’idea nacque a seguito di un viaggio nella grande mela che gli riempì gli occhi ma, soprattutto, la mente; un’idea in particolare ebbe il sopravvento, quella di portare un pezzo di Manhattan nella sua città natale.

E così fu… Nel 1927 viene inaugurato il Lee Plaza, una sapiente commistione tra la comodità alberghiera e la quotidianità di una residenza, una concezione molto popolare ai tempi.

I 220 appartamenti di lusso, equamente divisi in mono/bi/tri/quadrilocali completamente autonomi, potevano godere di servizio in camera, concierge, salone di bellezza, sala giochi, mercato, drogheria, biblioteca e numerosi negozi. Tutto a portata di ascensore o, perché no, di telefono.

Every minor details is attended to for a superior mode of living

Giornale dell’epoca

Quando fu costruito divenne il palazzo più alto della via e, come tale, destinato a detenere una luce segnalatrice per gli aerei in transito. Tale luce, potente come 9 milioni di candele, lo resero un faro della ricchezza di Detroit.

Nonostante la grandezza del complesso, sia in termini fisici che ideologici, la decadenza non ha risparmiato nemmeno questo sito. E’ con la Grande Depressione del 1929 che iniziano ad emergere i problemi. La proprietà, già venduta poco dopo l’apertura, passa di mano in mano mentre Lee attende ancora gran parte del pagamento.

Nel 1930 l’ultima compagnia subentrata decide di risarcire il proprietario originario offrendogli il posto di consigliere, dietro uno stipendio di circa 7000 dollari odierni. Oltre ad un compenso monetario importante furono molti anche i benefit: Ralph aveva libero accesso alla dispensa dell’hotel, servizi in camera e di pulizia illimitati, infermieri a disposizione di tutta la famiglia e ben 5 appartamenti al 16° piano.

Ben presto gli investitori lamentano una gestione lenta e infruttuosa e, a seguito di diverse udienze di corte (anni di cause), emergono tutti i sotterfugi operati dall’imprenditore. Fallimenti e rinascite si trascinano fino al 1969 quando l’hotel viene venduto alla città per predisporre alloggi per anziani a basso costo, proposito mai realizzato.

Hachijo Royal Hotel

Sull’isola di Hachijo-Jima, circondato da una vegetazione rigogliosa, si staglia lo scheletro di quello che fu il Royal Resort.

Aperto nel 1963, 8 anni dopo la riconversione dell’aeroporto militare dell’isola in civile, esso godette di un successo smisurato, complice la situazione socio-politica del paese. Pare, infatti, che fosse difficile per i giapponesi ambire a mete fuori dai confini nazionali, per tale ragione il turismo interno si sviluppò in modo esponenziale.

Conosciuta sotto lo pseudonimo di “Hawaii del Giappone”, Hachijo-Jima fu certamente la destinazione più amata fino all’apertura delle frontiere; Okinawa sarebbe stata un’agguerrita concorrente se non fosse stato per le numerosi basi americane che ne punteggiavano il territorio.

La fine arrivò lentamente, stagione dopo stagione: più la nazione si apriva al mondo, più l’isola veniva dimenticata. Un breve ritorno di fama si deve a “Trick: The Movie 2”, ambientato proprio tra le mura dell’hotel, ma non bastò. I battenti si chiusero definitivamente nel 2006 e, da lì, solo abbandono.

Osservandolo dal punto di vista architettonico, nonostante l’impietoso scorrere del tempo, appare evidente anche all’occhio meno esperto la grandiosità del complesso. Edificato osservando il gusto barocco francese, il Royal Hotel è un’attenta commistione di dettagli preziosi: statue in stile europeo, fontane, moquette ad arabeschi, lampadari dorati, marmi, specchi e basso rilievi.

La salsedine ha contribuito ad accelerare un complessivo processo di decomposizione strutturale che nulla toglie al fascino originario. Molto curiosa è la diversa reazione agli agenti esterni delle 4 ali dell’edificio; esistono infatti camere da letto completamente conservate, come se stessero solo attendendo il prossimo viaggiatore, e sale totalmente invase dalla vegetazione, come in Jurassic Park.

Natura fiorente, clima sub-tropicale e breve distanza da Tokyo (più o meno 300 km percorribili in breve tempo in volo o in traghetto) lo hanno reso una meta prediletta da esploratori urbani e nostalgici, che giornalmente fanno visita al gigante perduto.


Continua a leggere: 12 Hotel abbandonati con una storia da raccontare pt.2

32 Comments

  1. Interessanti, inquietanti ma pieni di fascino. Ho avuto modo di vedere il vecchio hotel di Alassio ed è stata un’esperienza da brividi. Mi piacerebbe vedere ciò che rimane dei lustri passati anche in altre città. Spettacolari!

  2. Alcune strutture, sebbene ormai fatiscenti, rivelano ancora la gloria passata magari grazie a piccoli particolari sfuggiti alle intemperie ed al vandalismo. Anche nella mia zona ci sono tuttora alcuni vecchi alberghi che non sono mai stati recuperati e devo dire che passeggiare nelle vicinanze quando magari il vento fa muovere qualche persiana ormai rotta fa comunque un certo effetto.

  3. È la prima volta che leggo un articolo dedicato agli hotel abbandonati e ti faccio i miei complimenti perché l’ho trovato molto interessante. Avevo sentito parlare dell’hotel di Bogotà, ma non sapevo che lo avesser chiuso ormai anni fa. Mi fa piacere leggere che sia stato riaperto, anche se ora in veste di museo. Mi piacerebbe molto visitarlo.

  4. Non sono mai stata dentro un hotel abbandonato e sinceramente mi metterebbe un po’ di inquietudine, però trovo affascinanti le storie che hai raccontato… C’è anche nella mia zona un hotel dove ci sono stati diversi suicidi però sono sempre stati messi a tacere e l’Hotel va ancora per la maggiore. Chissà se avrà lo stesso destino…

  5. I posti abbandonati hanno da un lato un fascino incredibile, ma dall’altro trovo che siano anche un po’ inquietanti. Vedere quei mobili abbandonati fa subito pensare a qualche evento improvviso che ha interrotto la normalità della vita di tutti i giorni. Avevo letto un articolo sul tema qualche tempo fa, e ricordo di aver visto delle immagini del Lee Plaza. Sempre nello stesso articolo si parlava anche del Cecil Hotel di Los Angeles, abbandonato da anni: un altro luogo inquietante dove tra l’altro sono successe cose spaventose! Ecco, forse è anche il pensiero di quello che può essere successo tra le mura di questi posti a rendere tutto più interessante.

    • Abbiamo una visione molto simile del fascino inquietante di queste location. Anche io amo approfondire la storia di questi luoghi per comprenderne meglio le sorti e l’abbandono; senza un piccolo excursus si perde una parte importante dell’esperienza a mio parere.

  6. Appena sono entrata sul tuo blog mi sono fiondata su questo articolo! Anche io amo andare alla ricerca di luoghi abbandonati e questi hotel sono davvero bellissimi😍

  7. Credo che con questo articolo tu abbia risvegliato in me una nuova passione. I luoghi abbandonati sono spesso carichi di mistero, che siano case, ville, giardini o, in questo caso, hotel.

  8. Sono uno più affascinante dell’altro (soprattutto il primo, secondo me). Solitamente non amo i luoghi abbandonati, ma questi hotel hanno un qualcosa di cinematografico. Bel blog: complimenti per l’originalità.

  9. Roba che Shining scansate!!! Bellissimi, io adoro, amo follemente gli edifici abbandonati, quindi questo articolo me lo salvo e tornerò a leggerlo di tanto in tanto <3

  10. Sono sempre rimasta affascinata dai luoghi abbandonati con una grande storia alle spalle e segretamente ammiro chi entra in questi luoghi e ne documenta il declino, mostrando l’altra faccia della medagli.
    Aspetto la seconda parte di questo articolo!

  11. L’ho letto tutto d’un fiato! L’Hotel del Salto mi ha fatto venire i brividi! Non soffro di vertigini, ma non so se avrei avuto il coraggio di guardare fuori dalla finestra!

  12. Non ho mai letto un articolo così interessante e diverso dal solito 😳 mi hai lasciato senza parole oltre ad avermi sorprendentemente coinvolto! Bellissimo e complimenti per l’argomento che hai trattato

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