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12 Hotel abbandonati con una storia da raccontare pt.3

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Capitolo finale della saga dedicata a 12 fantastiche strutture alberghiere dal destino infausto ma che, per un motivo o per l’altro, rimangono degne di essere ricordate. Se vi siete persi le precedenti puntate potete recuperarle qui: pt. 1 e pt.2.

Grossinger’s Catskill Resort Hotel

Una volta andare da New York a Miami non era affatto un gioco da ragazzi. Viene allora da chiedersi dove si dirigessero gli abitanti della Grande Mela per trascorrere le tanto agognate ferie; la risposta è la regione dei Monti Catskill. Facilmente raggiungibili e puntinati di resort all’ultima moda in grado di soddisfare tutte le esigenze di una viziata clientela, potete immaginare qualcosa di più allettante?

Vera star della “cintura di Borscht”, il Grossinger ha rappresentato il sogno vacanziero di molti. Nel corso della sua Golden Age ha registrato numeri da record in termini di ospiti (oltre 150.000 l’anno) e di personalità influenti. Mentre all’interno del nightclub si esibivano Jerry Lewis e Milton Berle, Rocky Marciano si allenava per i prossimi incontri, preparandosi a diventare forse il miglior pugile di tutti i tempi. Sempre tra queste mura Elizabeth Taylor convolò a nozze con Eddie Fisher, anche lui un affezionato cantante dell’hotel.

Grossinger’s has everything for the type of person who likes to come to Grossinger’s!

Motto pubblicitario

E’ curioso pensare come questo successo sia nato quasi per caso da una coppia di migranti austriaca, stabilitasi nelle Catskill nel 1914 per coltivare la terra. Poco dopo essersi trasferiti nella piccola proprietà senza acqua corrente né elettricità, i due però hanno dovuto fare i conti con un terreno poco docile ed inadatto. Con la disperazione giunse anche l’idea di affittare una stanza ai turisti: quell’estate ebbero 9 visitatori che crebbero a dismisura negli anni successivi, merito anche della calorosa accoglienza riservata agli ebrei, sennò emarginati in molti contesti turistici.

Nel 1919 ingrandirono i loro possedimenti e, finalmente consci delle potenzialità del business, crearono le fondamenta di quello che sarebbe diventato il Grossinger. Sotto la guida della figlia Jennie si aggiunsero oltre 35 edifici su di una superficie pari a 12000 acri. Una pista d’atterraggio privata, campi da tennis, piscina ed un sistema, primo negli USA, di neve artificiale corredavano il tutto.

Vera e propria ispirazione per l’ambientazione di Dirty Dancing, il complesso iniziò a dare segni di decadenza dopo la morte della proprietaria nel 1972. Con la fine della sua gestione illuminata arriva anche la chiusura definitiva nel 1984. Dopodiché l’inesorabile abbandono.

Prima di trasferirci in Mozambico per raccontare un’altra storia, vorrei condividere una citazione che mi ha fatto comprendere più a fondo il valore di questo resort agli occhi dei newyorkesi.

“Grossinger’s as to resort hotels as Bergdorf Goodman is to department stores, Cadillac to cars, mink to furs, and Tiffany to jewelers … it has been called Waldorf in the Catskills.

Rivista Commentary

Grand Hotel Beira

Benvenuti al Grand Hotel Beira, punta di diamante del turismo coloniale in Africa. Ad accogliervi un tappeto rosso che vi accompagnerà lungo tutto l’itinerario che dal piano terra conduce alla vostra stanza al quarto piano; percorrendo i corridoi siete pregati di notare i preziosi marmi e gli stucchi art déco che come le briciole di Hansel & Gretel vi permetteranno di orientarvi durante la vostra permanenza. Camera, naturalmente, con vista sull’Oceano Indiano.

Purtroppo tutto questo non è altro che un volo pindarico ispirato ad un’antica bellezza ormai sfiorita. Al suo posto troviamo un fantasma abitato da altrettanti spettri, un monumentale rifugio degli ultimi. Qui profughi e senzatetto trovano uno spazio che imparano a chiamare casa. Un toccante e veritiero approfondimento sul volto umano del Grand Hotel è quello curato da Giuseppe La Rosa per Medici Senza Frontiere, di cui consiglio vivamente la lettura qui.

La vita ricettiva, nel senso più convenzionale del termine, dello stabile inizia nel 1954, presso uno dei porti (di fondazione portoghese) più attivi del continente. In realtà, nonostante la fama e la località particolarmente amata dai bianchi occidentali, la gestione inizia a far acqua poco dopo l’apertura, costringendo i proprietari ad abbandonare il progetto.

Nel frattempo, sulla soglia degli anni Settanta, il paese comincia a maturare una nuova consapevolezza che lo porterà all’indipendenza. Scontri durissimi attraversano la nazione impegnata nella liberazione dal dominio portoghese; ed è qui che rientra in gioco il nostro protagonista divenendo un avamposto militare. Conclusa anche questa esperienza, non restano che i profughi ed i rifugiati della guerra civile (ed i loro figli) ad abitare il Grande Beira, spogliato di tutti i materiali rivendibili per avere una chance di sopravvivere.

Al presente, come abbiamo visto, la condizione di degrado strutturale e sociale è innegabile: niente acqua corrente e niente elettricità per gli inquilini, stimati tra i 2500 ed i 6000. Varcare la soglia adesso vuol dire ritrovarsi in un turbine di persone, piccole attività (più o meno lecite) ed odori organizzati negli spazi autogestiti dalla comunità.

Un ultimo focus è quello offerto dal regista belga Lotte Stoops, che tra le mura dell’hotel ha girato un emozionante documentario, di cui vi lascio un assaggio.

Penn Hills Resort

Se adesso il sogno nel cassetto delle coppie che si accingono a compiere il grande passo è una luna di miele tra le acque cristalline di Polinesia Francese o Maldive, sappiate che non è sempre stato così.

Negli anni ’40, ad esempio, una delle destinazioni più gettonate era Poconos, un angolo incastonato tra le montagne della Pennsylvania. Non è un caso, dunque, per gli urban explorers della zona incontrare diversi resort pensati per i novelli sposi. Il Penn Hills Resort è senza dubbio uno di questi.

Letti a cuore, atmosfere forzatamente romantiche, pareti a specchio, vasche idromassaggio ed un uso spropositato del vinile erano le caratteristiche-chiave del nostro famoso love hotel, sito lungo una strada ribattezzata “Paradise Trail”. All’esterno gli sposini potevano immergersi nelle piscine a forma di campana nuziale o pattinare mano a mano sul ghiaccio o, ancora, sfidarsi sul campo da golf.

Piuttosto longevo (attivo dal 1944 al 2009), muore insieme al suo fondatore, che lascia dietro di sé una scia di debiti verso lo stato e verso i suoi dipendenti. Da allora a farla da padrona è l’edera rampicante che, insinuatasi all’interno dei locali, ha lacerato tutto ciò che si è posto lungo il suo cammino.

C’è da dire che il caso di Penn Hills è da considerarsi tutt’altro che isolato. Battendo la zona tutti i suoi vicini hanno subito la stessa sorte, complici le nuove mode in fatto di love destinations. Forse l’unico a salvarsi, grazie ad un pesante rinnovamento, è Cove Haven Resort, famoso per la possibilità di immergersi in una vasca di champagne.

Piccola curiosità: il poliziotto omicida, ricercato most wanted dall’FBI, Eric Frein si nascose proprio qui durante la sua latitanza. Pare addirittura che abbia lasciato tra le mura il suo manifesto criminale, difficile ora da rintracciare tra tutti i graffiti che “decorano” le stanze.

Hotel Belvedere du Rayon Vert

It’s unique design makes it look like a ship setting out to sea– but over this years, this luxury hotel of the jazz age has become a little bit more of a ‘Titanic’ frozen in time…

Messy Nessy

Ultima tappa di questo tour de force attraverso le hall di 12 hotel dimenticati è Hotel Belvedere du Rayon Vert. Ci troviamo in Francia, nella cittadina di Cerbère, resa nota nella prima metà del Novecento per l’importante snodo ferroviario. Solo passando per questa stazione, infatti, si poteva oltrepassare il confine spagnolo fino al 1928, anno dell’apertura della strada internazionale.

E’ proprio negli anni più fiorenti che viene costruito l’edificio in cemento armato, riconosciuto come monumento storico, di cui stiamo per parlare. Questo, opera dell’architetto catalano Léon Baille, vede la sua edificazione tra il 1925 ed il 1932 e segue un tardo gusto Art Nouveau. Ciò che colpisce a prima vista è la sua scala a chiocciola esterna, un elemento strutturale ardito ed originale, capace di far fermare ancora oggi gli automobilisti che percorrono la tratta.

Frequentato prevalentemente da viaggiatori di passaggio, esso doveva apparire come una stazione di sosta particolarmente rilassante. Tra le sue mura c’erano tutte le comodità che uno stanco turista poteva desiderare: un campo da tennis sulla terrazza, un cinema all’avanguardia (perfettamente conservato), un bar ben fornito, un casinò ed un garage al coperto.

La rovina arriva lentamente dopo il susseguirsi della Guerra Civile Spagnola e la Seconda Guerra Mondiale. I battenti sembrano accostarsi ogni anno di più fino a sigillarsi ermeticamente nel 1983.

A differenza di molti hotel che abbiamo avuto modo di visitare, il Belvedere non ha subito lo stesso destino infausto; i proprietari continuano a prendersene cura con amore nei limiti delle possibilità economiche. Infine, di recente sono state “rinfrescate” e messe a punto come appartamenti dieci suite originali, affittate per € 350/settimana. In un certo senso, un lieto fine.

8 Comments

  1. Che articolo originale! I luoghi abbandonati destano sempre un misto di curiosità, malinconia ed inquietudine, chissà quante storie potrebbero raccontare, gli hotel a maggior ragione! Vado subito a leggere i post precedenti.

  2. Un articolo molto interessante! Visitare questi luoghi e conoscerne la storia che c’è dietro dev’essere davvero suggestivo! Mi ha colpito molto il Grand Hotel Beira!

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