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I monasteri della Bucovina: arte spirituale in Romania

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Alzi la mano chi non ha mai pensato alla Romania come una meta turistica interessante… Io stessa devo ammettere che non era in cima alle mie classifiche ma, dopo aver messo da parte i dubbi, ho scelto di partire e di ricredermi. Ho scoperto una nazione accogliente e con un patrimonio artistico del tutto inaspettato che raggiunge la sua massima espressione nei monasteri dipinti.

Bucovina

Ci spostiamo, quindi, in Bucovina, un territorio amministrativamente condiviso tra Romania e Ucraina. E’ all’interno di questo perimetro che si insediano i bizantini monasteri di Voronet, Moldovita e Sucevița, indiscussi portavoce dell’arte spirituale rumena.

Iniziamo il nostro tour attraverso i 3 Patrimoni UNESCO seguendo l’ordine cronologico di fondazione.

Monastero di Voronet

Poco distante dalla città di Gura Humorului si trova Voronet. Fondato nel 1488 per volontà del principe Stefano il Grande in onore del suo consigliere Danil Sihastru (l’eremita), il monastero crebbe a tempo di record. In appena 4 mesi e 2 settimane non solo la componente architettonica ma anche quella decorativa potevano dirsi concluse.

Soprannominato “Cappella Sistina d’Oriente”, passa alla storia per due aspetti:

  • il murale esterno di ieromonaco Gaurila dedicato al Giudizio Universale, autentico trionfo del bene e del male che si avvicendano nello spartirsi le anime dei defunti al momento della pesatura;
  • l’azzurro Voronet, un mistero ancora oggi irrisolto legato alla particolare resa del colore principe degli affreschi. Nemmeno gli esperti consulenti di Rodolfo II d’Asburgo seppero mai identificare con certezza e, soprattutto, riprodurre il pigmento utilizzato.

Il Monastero di Voroneț è un miracolo in mezzo alla foresta, un luogo magico

Lola Lafon, scrittrice francese

Monastero di Moldovita

La costruzione di Moldovita, del 1532, voluta da Pietro il Grande si fa portavoce di due messaggi: il primo militare, ovvero un omaggio alle 34 battaglie vinte contro l’impero Ottomano, ed il secondo spirituale. Il ciclo pittorico arriva solo 5 anni dopo con Rares Petru, figlio illegittimo del committente. I colori predominanti sono l’ocra, il rosso, il verde ed il blu, un quartetto molto in voga all’epoca. Rappresentati troviamo l’intercessione della Vergine durante l’assedio di Costantinopoli del 626 a.C (una similitudine storica rilevante) oltre alla più tradizionale genealogia di Cristo.

Interessante la commistione armonica di elementi bizantini, come la quadricromia ed i soggetti, e gotici, immediatamente rintracciabili le bifore a sesto acuto per esempio.

L’edificio si inserisce, infine, in una cornice più ampia, circondata da una cinta muraria quadrangolare munita di torri, a conferma dello spirito ambivalente del sito.

Monastero di Sucevița

Strutturalmente vicino al precedente, Sucevița si presenta come il più tardo (e maturo?) dei complessi visitati nel nostro breve tour alla ricerca dell’arte religiosa rumena.

Esso deve le sue origini, che affondano nel 1585, ai fratelli Movilești, qui seppelliti. Anche in questo caso gli affreschi, che illustrano scene del Vecchio e Nuovo Testamento, sono più tardi: la componente pittorica si aggiunge nel 1601. La sua parete più famosa è certamente la Scala del Paradiso che vede i monaci, assistiti da angeli dalle rosse ali, ascendere i 30 gradini che li separano dalla pace eterna, superando passo dopo passo le tentazioni terrene.

Interessante ricordare che il monastero non svolse solo il suo compito ecclesiastico ma, per un periodo, assunse inoltre la posizione di residenza principesca; una scelta di prestigio agevolata dalla protezione fornita dalle alte mura (6 metri) e da un perimetro di 100 metri per lato.


Avete finito di leggere e ancora vi state chiedendo come sia possibile incontrare dei luoghi di culto così intensamente decorati fuori e dentro? Dovete sapere che, in realtà, non è affatto qualcosa di inusuale. La chiesa ortodossa infatti era solita, data la popolare ignoranza delle classi meno abbienti, rappresentare visivamente i passi religiosi più rilevanti; in questo modo la comprensione era immediata ed accessibile a tutti.

Piccola curiosità: ancora oggi è possibile sentire il suono del martello battuto sul legno usato da monaci e suore per richiamare alla preghiera, un’usanza tradizionale dopo il divieto, perorato dagli abitanti dei villaggi vicini, di suonare le campane.


2 Comments

  1. In Romania ho visitato solo Bucarest (che non ho amato particolarmente) e parte della Transilvania che invece ho adorato! Da quando sono tornata (correva l’anno 2015) ho sempre avuto voglia di tornarci: trovo che le mete meno battute a volte siano quelle più sorprendenti! La zona di cui parli non la conoscevo minimamente, ma mi hai fatto venire voglia di andarci, grazie!

    • Bucarest è una città complessa che porta ancora i segni del suo passato burrascoso; è difficile da apprezzare, nonostante abbia tante piccole cose meravigliose. Ho avuto modo di esplorare anche la Transilvania durante il mio viaggio e anche io ne ho subito il fascino senza tempo. Bucovina ed i suoi monasteri consigliatissimi!

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