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Le Intermittenze della Morte - The Space Passenger

Le intermittenze della morte

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Dato il nostro recente ritorno dal Portogallo, ho deciso di rendere onore a questa coloratissima terra, leggendo uno dei suoi massimi esponenti, Saramago. Consiglio di abbinare la lettura de “Le intermittenze della morte” ad un bicchierino di Ginjinha, il tradizionale liquore di amarene di Lisbona; questo saprà dare conforto quando sembra tutto perduto ed, invece, accentuare un’inusuale ilarità di fronte alle assurde vicende che si susseguono nel corso delle pagine.

Trama

Il giorno seguente non morì nessuno

Incipit

Un paese sconosciuto, 31 dicembre, scatta la mezzanotte e arriva l’eternità nella sua forma più naturale e, paradossalmente, più inaspettata. Con l’arrivo del nuovo anno la morte (rigorosissimamente con la “m” minuscola, attenzione che ci tiene!) si prende un periodo sabbatico che sconvolge le vite degli abitanti della nazione di cui non si pronuncia mai il nome.

Se di primo avviso la notizia scatena gioia e gaudio unanime, ben presto iniziano a emergere i problemi dello sciopero: come farà la chiesa a mantenere il suo ruolo ora che nessuno ha più paura di essere dannato? E le case di riposo avranno i mezzi per sostenere quello che si preannuncia essere un progressivo overbooking? E cosa ne sarà delle compagnie di pompe funebri?

Facciamo appena in tempo ad entrare in queste dinamiche tutt’altro che semplici che la morte, per mezzo di una lettera in busta viola scritta a mano, annuncia il suo ritorno in servizio con un piccolo aggiornamento sul modus operandi; chi deve andare in contro al suo destino sarà convenientemente avvisato una settimana prima tramite posta, così da avere l’opportunità di congedarsi dal mondo. Tutto fila secondo i piani, se non fosse che, un giorno, la dama con la falce vede rispedita al mittente per ben 3 volte la missiva indirizzata ad una delle sue vittime, un violoncellista solo tranne che per la compagnia del suo affezionatissimo cane.

Perché leggerlo…

José Saramago non delude mai. La trama da lui intessuta compone un arazzo allegorico di grande pregio, da osservare tanto da lontano quanto da vicino (se avete una lente di ingrandimento anche meglio!). Assolutamente originale il soggetto della vicenda, la morte, trattato in modo anomalo, a tratti addirittura divertente; trovo molto interessante, inoltre, la capacità dell’autore di parlare costantemente della protagonista, onnipresente, senza farla concretamente comparire fino ad oltre metà volume.

La narrazione si muove come un’equilibrista su un sottilissimo filo sospeso tra reale ed irreale, tra razionale ed irrazionale, tra… vabbè, avete capito! Ma, per venire al vero nodo della questione, ossia perché leggere “le intermittenze della morte”, la risposta va ricercata nell’innata capacità di Saramago di spingerci al di là della, apparentemente, semplice storia per aprire un dibattito interiore tutt’altro che scontato. E lo fa con lo stile impeccabile di un Premio Nobel per la Letteratura, quale è.

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