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Polveriera di Cimabanche, un deposito storico tra le montagne

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Inserito in un contesto naturalistico eccezionale sorge la Polveriera di Cimabanche, un vero condensato di storia bellica di inizio Novecento. Siamo nelle Dolomiti e, più precisamente, nel valico alpino incastonato tra la Croda Rossa d’Ampezzo ed il Cristallo, a 1.529 m.s.l.m.

Di profondo valore storico, quest’area ha vissuto diverse dinamiche: se nel corso della Prima Guerra Mondiale risultava a pieno titolo sotto il controllo dell’impero austro-ungarico, durante il ventennio fascista la conformazione geopolitica appare molto mutata con il dominio italiano della zona. Segno di questo cambio di rotta è la “Linea non mi fido” (formalmente “Vallo alpino del Littorio”), chiamata a difendere lo stivale lungo il confine nord da Nizza a Trieste.

Notizie più consistenti sulle sorti del complesso di Cimabanche si hanno a partire dagli anni 30 quando viene ceduto da Cortina al Ministero della Guerra. Inizia in questo momento una lunga militanza come deposito armi e polveriera; ruolo che, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, cederà il passo agli incarichi più standard di semplice caserma fino agli anni 2000.

Si tratta di una caserma, come emerge dalle testimonianze di chi vi ha prestato servizio, scomoda, fredda e priva di qualsiasi commodities. In breve tempo diviene, infatti, una base dove confinare sottotenenti insubordinati ed elementi scomodi. Per contro agli sfortunati soldati spettavano 12mila lire al giorno come compenso per la missione e molto tempo libero.

Dopo la chiusura definitiva ha inizio una massiccia attività di bonifica dell’area che, in qualità di ex polveriera ed ex deposito di armi chimiche, presentava importanti residuati bellici. In realtà sono state diverse le azioni operate lungo il perimetro poiché molti pericoli si sono evidenziati con lo scorrere del tempo. Questo il caso dell’adamsite, un lacrimogeno urticante per le mucose in forma di panetti color ruggine, che dopo un primo stoccaggio nel 1991 ha richiesto nuovi interventi fino al 2005.

Un anno fa (2019) lo scoppio di un incendio ha aperto un nuovo capitolo della saga: sembrerebbe che nell’area vi siano ancora materiali esplosivi. Il compito di procedere con la totale messa in sicurezza del complesso spetterebbe oggi alle antiche proprietarie, le Regole d’Ampezzo. Dopo gli ultimi anni di utilizzo sporadico come centro addestramento ed esercitazione militare, queste dovrebbero fare uso degli spazi per finalità compatibili con quelle del parco.

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