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Street artists viaggiatori: Banksy

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Non poteva che essere Banksy il primo della rubrica dedicata agli street artists più giromondo. Una pole position guadagnata in anni ed anni di servizio in prima linea e cronaca dall’estero.

Ho utilizzato 3 termini appartenenti a 3 mondi completamente diversi per arrivare al cuore del personaggio:

  • veloce ed imprendibile, proprio come un pilota di F1
  • in guerra contro le ideologie
  • reporter della società contemporanea.

Su chi si nasconda veramente dietro lo pseudonimo di Banksy si è dibattuto molto e tutt’ora non si è giunti ad un’identificazione univoca eppure questo non impedisce di ritenerlo un artista degno di nota.

Solo la sua città d’origine mette d’accordo tutti, Bristol. Partiamo, dunque, dal Regno Unito per rintracciare alcune delle sue opere e spostamenti…

Regno Unito

Come prevedibile è qui, tra Londra, Bristol, Brighton e Birmingham, che troviamo la maggiore concentrazione di wall art. I temi esprimono a pieno la versatilità dello street artist, che si cimenta in tributi, denunce sociali, poesie per immagini, istantanee di quotidianità e molto altro ancora.

Opera preferita: Portrait of Basquiat being welcomed by the Metropolitan Police

Nella capitale, Banksy e Basquiat si incontrano su un muro del Barbican Centre ed è subito magia. E’ il modo con cui il primo omaggia il secondo (citando “Boy and Dog in a Johnnypump“), in occasione di una mostra lui dedicata nel 2017, che mi colpisce. Un rispetto tra creativi che va oltre la semplice menzione.

Quest’insieme di tratti, vernice e stencil non si esaurisce però in un mero tributo ma porta con sé un messaggio critico importante ovvero la disparità di trattamento tra l’arte nei musei e l’arte open air (fermata, multata e cancellata, guarda caso, proprio dalla polizia).

Germania

Le testimonianze dell’artista nel paese dei crauti e della birra non hanno avuto molta fortuna. Il loro destino è stato l’oblio; molte sono andate perse poco dopo la loro apparizione, altre con il passare del tempo e l’ultima superstite vandalizzata.

Più ci penso e più non capisco come sia stato possibile cancellare pressoché ogni traccia del passaggio dello street artist in una città estremamente underground come Berlino.

Opera sopravvissuta: Bomb hugger

Definirla “sopravvissuta” è già di per sé un eufemismo considerando lo stato in cui attualmente versa, ossia parzialmente coperta da una colata blu di un graffittaro troppo disattento.

Detto questo, avrei comunque scelto di parlare di Bomb hugger per le forti emozioni che è in grado di veicolare, le due più estreme: amore e odio. Con la sua postura infantile e l’espressione innocente, la bambina abbraccia teneramente una bomba, simbolo inequivocabile di guerra e distruzione; un binomio che allerta lo spettatore, che lo ansia.

Francia

Banksy esegue più incursioni tra Parigi e Calais, in queste occasioni dona alle città degli autentici quadri di carattere sociale e commemorativo; tengo in particolare a ricordare quello sulla porta anti-incendio del Bataclan (recentemente rubato) o “The son of a migrant from Syria” in cui Steve Jobs viene rappresentato nei panni di un senza terra.

Opera preferita: Staircase, Montmartre

Due sono i principali motivi per cui vi propongo quest’opera:

  • rappresenta uno dei soggetti più amati dall’artista, i topini infatti costituiscono un protagonista ricorrente (single o in coppia, nudi o vestiti, inquietanti o simpatici);
  • impersona bene una delle sfaccettature dell’indole del luogo.

Solo un ratto francese, infatti, poteva trovare come scorciatoia per salire le faticose scalinate di Rue du Mont Cenis un tappo di Champagne!

Canada

Pochi i wall canadesi, difficile dire se siano andati perduti o deteriorati o se, semplicemente, l’artista non abbia battuto molto questi territori.

2 sono gli esemplari che si possono contare, entrambi a Toronto: il primo ritrae un distinto uomo in giacca e cravatta con un cartello al collo che riporta “0% interest in people”; il secondo vede un poliziotto con al guinzaglio un cane rosa fatto di palloncini.

Soffermandoci brevemente sulla seconda “tela”, concorderete nell’apprezzare la sottile ironia che emerge dalla sostituzione di un cane lupo, orgoglioso e possente, con uno assolutamente frivolo e, per di più, munito di museruola!

USA

Fuori è dove l’arte dovrebbe vivere, tra di noi. Forse non è la street art ad essere una moda, forse sono stati gli ultimi 1000 anni di storia ad essere un capriccio, quando l’arte è entrata a servizio della chiesa e delle istituzioni.

Banksy

Ottobre 2013, la capitale degli Stati Uniti d’America, uno street artist e un mese di tempo… Better In Than Out è forse il più grande progetto lanciato da Banksy che per 30 giorni ha messo sotto assedio New York trasformandola nella sua personale galleria a cielo aperto.

Le forme espressive di questa occupazione artistica non si sono limitate a muri e cancelli, coinvolgendo piuttosto anche la scultura ed il teatro fisico e virtuale.

Ma non è solo nella Grande Mela che Banksy lascia il segno; molte altre sono le città toccate dal suo passaggio, tra cui Detroit, New Orleans, San Francisco, Los Angeles e Park City.

Opera preferita: Swing Girl

Siamo in un parcheggio di Los Angeles e sopra di noi una bambina si dondola energicamente su un’altalena ancorata alla A di Park(ing). Un’immagine in apparenza semplice ed innocente che, in realtà, nasconde una denuncia: la progressiva sparizione delle aree verdi per mano del consumismo che richiede sempre più centri commerciali e parcheggi.

Ancora una volta ammiro la capacità del nostro soggetto di offrire messaggi tanto profondi con uno stile così leggero, a volte quasi frivolo.

Israele

Delicati sono gli interventi nello stato di Israele, storicamente dilaniato dai conflitti interni e, purtroppo, dagli “aiuti” esterni.

In questo caso si lascia da parte il mood ammiccante ed irriverente per lasciare impresso un significato più grande, dimostrando il potere dell’arte di strada in contesti resi fragili dalle guerre di natura religiosa. Temi scottanti trattati sui muri cittadini con una sensibilità fuori dal comune, ve lo sareste mai aspettato?

Iniziativa preferita: Walled Off Hotel

Qui il nostro protagonista si spinge oltre e crea il suo primo hotel con vista sul muro che separa i territori palestinesi da Gerusalemme Est; un muro che ci riporta metaforicamente indietro di oltre 30 anni fino alla Berlino del secondo dopoguerra.

All’interno dell’edificio si respira un’aria del tutto stravagante, frutto di arditi accostamenti artistici e, naturalmente, di significativi dipindi da parete, come “Israeli & Palestinian Pillow Fight“.

Mali

Washing Zebra Stripes” è forse l’unica opera che colloca Banksy nel continente africano. Lontano da tutto e da tutti, in uno stato senza sbocchi sul mare, Mali, incontriamo una donna locale intenta a stendere al sole le strisce di una zebra.

La cosa davvero interessante, al di là della simpatia della composizione, è la riflessione che induce: pensandoci bene, in effetti, come può la signora di Timbuktu permettersi l’acqua da sprecare in un’attività così frivola? Se fosse un’occidentale il problema non sussisterebbe…

Australia

La sua arte urbana giunge nel lontano 2003 sino alla terra dei canguri, l’Australia. Nello specifico è una la città direttamente interessata dal suo slancio estetico ossia Melbourne, capitale del distretto Victoria, nel sud-est del paese.

Sfortunatamente come per altre parti del mondo i suoi lavori qui stanno scomparendo, lasciando pochi e mal ridotti portavoce del passaggio del graffittaro, per lo più topini lungo la AC/DC Lane.

Storia preferita: Little Diver

“Il piccolo sommozzatore” è stato a lungo ignorato dalla comunità australiana, trascorrendo le sue giornate immobile lungo il perimetro di Nicholas Building guardando la gente dirigersi verso Flinders Lane.

Solo nel 2008, ben 5 anni dopo la sua comparsa, inizia a far breccia nel cuore dei cittadini, persino in quello del consiglio comunale che decide di proteggerlo dietro un pannello di perspex. Pochi mesi dopo però il dolce bambino con casco ed impermeabile non c’è più ed al suo posto una colata argento e la scritta “Banksy woz ere”.

Siccome a me, per quanto cerchi di negarlo, i lieto fine piacciono vi racconterò un’ultima cosa: gli abitanti non hanno mai smesso di pensare al Little Diver finché questo non è tornato in gran segreto sotto forma di una stampa 1:1!

Italia

Al termine della lista la mia Italia, un paese dalle molte anime difficile da riassumere e rappresentare. Banksy ci prova toccando due tematiche “calde”: a Napoli, con la Madonna con Pistola (2010), il fanatismo religioso e a Venezia, con Bimbo Migrante (2019), l’immigrazione.

E’ su questo secondo murales, comparso in coincidenza con l’apertura della Biennale Arte, che vorrei soffermarmi. Il bambino, stretto nel suo giubbotto di salvataggio, tiene in mano un razzo segnalatore che esplode in una nuvola rosa shocking mentre sul suo volto convivono paura e speranza.

La scelta della collocazione, sulle acque del canale vicino a Campo Santa Margherita, contribuisce a costruire un senso di precarietà dovuto alla condizione del piccolo migrante che, nel suo viaggio verso una vita migliore, si trova a fronteggiare numerose difficoltà, non ultime quelle naturali; l’acqua alta del 12 novembre, in un certo senso, ha reso questo pezzo artistico vivo e parlante.


Se siete a conoscenza di altre testimonianze di Banksy sparse per il mondo, lasciate un commento!

2 Comments

  1. Che bello poter leggere e ammirare riuniti in un solo post le meraviglie di questo artista di strada. Mi sono sempre chiesta come abbia fatto i primi tempi a creare queste opere come ” wall artist” e come ha fatto a sfuggire alla polizia locale

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